Say their names

It took me quite a while.
I am not very good at lining up my feelings, nor finding the right words to describe them. All I have to offer is simply my point of view.

To say these past few weeks have been hard is an understatement. The tragedy consumed in eight minutes forty-six seconds lifted the veil of hypocrisy that has enveloped America for over four hundred years, inflaming every state in the middle of a pandemic.  

I grew up in peacetime. This privilege allowed me to shape myself around feelings of equality, peace, freedom. I professed the non-violence religion.  My believes were so strong that I fell into one of the most trivial traps: to take everything for granted.
I was so naïve to believe everyone is moved by the same feelings. And instead…

Instead, every name, every story I learn feels like crushing to the ground after a free fall.
I don’t have other ways to describe the sense of nausea and helplessness before the reality.
A world that I ignored reveled his true colors. And it doesn’t matter if I cried, I felt confused or how painful it was: to take someone’s life for no reason and without justice is much more.

There comes a time in life you must pick a side and stand up.
It was easy for me to take part at the protests. More difficult was answer to “buts…”

But the virus…
But the looting…
But…

There is not but when we are on the wrong side of history.
There is not but when we also risk to find ourselves on the wrong side of the future.
There is not but when our silence becomes violence.

We have the greatest opportunity to heal four hundred years old open wounds. Break chains of ancestral pain. Let’s put all our buts behind. We’ve only been asked to be good allies. We’ve been asked to listen. We’ve been asked to understand.
We’ve been asked to simply be human.

“And the revolution? Comes, if it comes, after many days of stolen democracy.” – Erri De Luca

Italian
Ci ho messo un bel po’.
Non sono molto brava a mettere in fila i sentimenti, ne’ a trovare le parole giuste per raccontarli.
Mossa dalla convinzione che non sia mia posizione insegnare ma solo imparare, non scendero’ in una cronaca dei fatti. Se vi va, posso solo offrirvi il mio misero punto di vista, a cuore aperto.

Dire che le settimane passate siano state difficili da assimilare e’ un understatement.
La tragedia che si e’ consumata in otto minuti e quarantasei secondi, ha sollevato il velo di ipocrisia che ha avvolto l’America per oltre quattrocento anni, infiammando ogni Stato nel bel mezzo di una pandemia. La classica goccia che gli argini non riescono piu’ a contenere.

E noi, siamo stati fiumi in piena.

Sono cresciuta in tempo di pace, circondata dal bello. Questo privilegio ha permesso ai miei ideali di scolpirsi in parole quali eguaglianza, pace, liberta’. Ho professato la religione della non violenza. Ci ho creduto talmente tanto da essere caduta in una delle trappole piu’ banali: dare tutto per scontato.
Sono stata cosi’ ingenua da credere che tutti siano mossi dagli stessi sentimenti. E invece…

Invece ogni nome che si aggiunge e’ schianto al suolo dopo una caduta libera.
Non saprei come altro descrivere il senso di vertigine, di nausea e di impotenza davanti alla realta’ che siamo chiamati a testimoniare.
Nei giorni passati ho fatto i conti con un mondo che non avevo visto fino ad oggi.
E poco importa che io abbia pianto o quanto sia stato doloroso: essere privati della propria vita senza motivo e senza giustizia lo e’ molto di piu’.
Il fatto che io sia immersa in questa cultura da otto anni rende tutto ancora piu’ amaro. Sono arrivata nell’America di Obama e credevo in un futuro migliore. Mai mi sarei aspettata di vivere nell’America di Trump, negazione di tutto cio’ in cui io credo.

Arriva un momento nella vita in cui bisogna scegliere da che parte stare.
Per me scendere in strada e’ stato semplice. Difficile e’ stato rispondere ai ma.

Ma il virus…
Ma i looting…
Ma…

Non esistono ma quando ci troviamo dalla parte sbagliata della storia.  
Non esistono ma quando rischiamo di ritrovarci anche dalla parte sbagliata del futuro.
Non esistono ma quando il nostro silenzio diventa violenza.

Questa generazione ha l’immensa possibilita’ di sanare ferite aperte da quattrocento anni. Spezzare le catene di un dolore ancestrale ed ereditario.  
Mettiamo da parte tutti i nostri ma. Ci e’ solo stato chiesto di essere dei buoni alleati. Ci e’ stato chiesto di ascoltare. Ci e’ stato chiesto di provare a comprendere.
Ci e’ stato chiesto di tornare ad essere umani.  

Posted by

Southern Italian, living in America. Believer in magic, kindness and courage.

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